comunicazionemedia

Comunicazione e Media 2018

Indagine critica dei processi sociali della rappresentazione di genere e presentazione delle azioni in corso

Cosa

Coordinato dalla prof. Elisa Giomi, in collaborazione con Francesca Lopez
 

Il modulo ha i seguenti obiettivi: 1) fornire un inquadramento teorico essenziale delle principali tradizioni di ricerca nell’ambito di gender e media, dei temi e oggetti di studio più rappresentativi, sottolineando le relazioni tra tali tradizioni e il pensiero, la critica e le pratiche politiche (trans)femministe; 2)  promuovere la comprensione e l’analisi del rapporto tra identità di genere e rappresentazioni/consumi mediali e del ruolo dei media nel rafforzare disuguaglianze e discriminazioni basate sul genere; 3) andare oltre una critica dell’esistente,  elaborando,  attraverso il contributo di studiose/i e professioniste/i del settore, sguardi e altri e strumenti alternativi, che consentano agli studenti di produrre narrazioni/rappresentazioni non stereotipate ed efficaci in rapporto a forme mediali diverse. In tutti i casi, il principale oggetto di studio del modulo è la cultura mediale popolare, e la maggioranza dei casi empirici analizzati proviene dai media mainstream. I tre obiettivi sono comuni all’intero ciclo delle lezioni, benché ciascuno degli appuntamenti insista su uno o due in particolare. Quanto al primo obiettivo, nella prima lezione (28 settembre) introdurremo i tratti essenziali della critica televisiva e mediale femminista di stampo culturalista e della critica cinematografica femminista, che saranno approfondite nel corso delle lezioni successive. Nella prima lezione evidenzieremo la diversità di approcci teorici e metodologici che hanno segnato le due tradizioni, ma anche la diversità di sguardi e sensibilità nei confronti della cultura popolare e in particolare dei prodotti mediali rivolti a audience femminili. La Lectio Magistralis di Milly Buonanno (Università “Sapienza” di Roma) integrerà e attualizzerà questo percorso, mettendo a fuoco, attraverso l’analisi di popolari eroine dello storytelling televisivo, quella peculiare compresenza di modelli di genere ora conformisti ora innovativi, di stereotipi e contro-stereotipi, di idee femministe e anti-femministe che definisce la natura della cultura mediale popolare di oggi, definita “postfemminista”. La critica cinematografica femminista sarà l’apparato teorico e concettuale utilizzato da Veronica Pravadelli (Università Roma Tre) e Ilaria De Pascalis (Università Roma Tre) nella seconda lezione (5 ottobre). L’apporto della critica televisiva culturalista e Il carattere postfemminista delle narrative mediali attuali verrà ulteriormente analizzato nella terza lezione (12 ottobre), a cura di Elisa Giomi (Università Roma Tre).
Il secondo obiettivo parte dal riconoscimento che i materiali simbolici forniti dai media (immagini, storie, valori, icone, ecc..) e le forme di interazione sociale che si sviluppano entro gli ambienti mediali (social network per primi) contengano precisi e rigidi modelli di femminilità, maschilità, orientamento sessuale. TV, web, cinema, giornali, pubblicità e video musicali offrono risorse nel processo attraverso cui tutte e tutti sviluppiamo la nostra identità di genere, imparando a vestirci, comportarci, e pensare noi stesse/i da uomini o donne, a relazionarci con persone del nostro e dell’altro sesso, oppure a fare tutto ciò in forme che scardinano il sistema binario del genere. Evidenzieremo come le rappresentazioni offerte dai media veicolino spesso un preciso “dover essere”, basato su precetti essenzialisti e eteronormativi, che aumentano la loro forza prescrittiva nel momento in cui si combinano ad altre variabili e potenziali fattori di discriminazione (come provenienza geografica, età, classe, abilità fisica). Sono dunque finalità comuni alle prime tre lezioni la decostruzione dei modelli di ruolo di genere e di relazione fra generi proposti dai media. Se l’intervento di Pravadelli avrà per oggetto, in particolare, le politiche identitarie e/nel cinema, quelli di De Pascalis e Giomi guarderanno a recenti esempi di serialità televisiva: personaggi e narrative saranno “messi alla prova” di una lettura intersezionale (De Pascalis), evidenziando in particolare (Giomi) gli usi retorici della rappresentazione di sessualità e orientamenti sessuali non eteronormativi.
Infine, il terzo obiettivo, di carattere maggiormente pratico, consiste nel superare la critica dell’esistente ed elaborare,  attraverso il contributo di professioniste del settore, narrazioni/rappresentazioni non stereotipate ed efficaci in rapporto a forme mediali diverse. Questo sarà il tema della quarta e ultima lezione (19 ottobre) ma anche dell’esercitazione finale prevista per questo modulo. Ai fini della lezione, il tema prescelto, attorno al quale “disfare” e “rifare” le narrazioni mediali, è quello della violenza di genere, che costituisce ideale punto di convergenza di molti dei nodi teorici affrontati nelle lezioni precedenti, nonché terreno di elezione per applicare gi strumenti e le categorie analitiche fornite. Il racconto della violenza (sessuale, fisica, psicologica, economica, ecc.) contro le donne e contro persone GLBTQIA, essendo agita in nome di logiche e “principi” propri di un ordine eteropatriarcale, poggia su un preciso immaginario di genere, che al contempo riproduce. La rappresentazione mediale di vittime/sopravvissut* e aggressori spesso (e altrettanto spesso in intenzionalmente o inconsapevolmente) può contribuire a sedimentare modelli “tossici” di genere e di relazioni tra i generi. Benché ciò possa essere predicato di ciascuna rappresentazione mediale – dalla pubblicità al cinema, passando per i social media – ci concentreremo sul comparto del giornalismo mainstream, grazie al contributo di Elisbaetta Stefanelli (caporedattrice Ansa Cultura) e Francesca Biagiotti (giornalista di “Cartabianca”, Rai3, specializzata in inchieste). Illustreremo alcune mistificazioni/misrappresentazioni comuni nel racconto giornalistico della violenza, e indicheremo quali siano invece le buone pratiche. Le une e le altre verranno contestualizzate alla luce delle peculiari caratteristiche di genere e formato, dei vincoli produttivi e di mercato, delle routine professionali che caratterizzano i settori mediali in esame (vincoli che dovranno essere tenuti in considerazione anche nella simulazione richiesta ai fini dell’esercitazione finale).

MAPPA DIDATTICA – l’elenco delle docenti invitate e i temi in discussione. Il calendario definitivo sarà pubblicato alla chiusura delle iscrizioni. Vedi anche il Modulo dell’edizione precedente

Lezione 1
Introduzione al modulo: le principali tradizioni di ricerca nello studio di gender e/nei media (Elisa Giomi, Università di Roma Tre)
Lectio Magistralis di Milly Buonanno, “Le antieroine televisive tra femminismo e postfemminismo”

Lezione 2
Genere e audiovisivo: Veronica Pravadelli (Università Roma Tre); il cinema indipendente delle donne e le politiche identitarie
Ilaria Antonella De Pascalis (Università Roma Tre), intersezionalità e serialità televisiva: “Orphan Black” e altri prodotti di successo

Lezione 3
Femminismo e postfemminismo nella cultura mediale contemporanea: rappresentazioni della sessualità nella fiction e nella docufiction (Elisa Giomi, Università di Roma Tre).

Lezione 4
La violenza di genere nel racconto giornalistico mainstream: immaginari tossici e contro-narrazioni tra stampa e TV (Elisabetta Stefanelli, caporedattrice Ansa Cultura; Francesca Biagiotti, “Cartabianca” – Rai3)

Nell’ambito degli argomenti trattati da questo modulo, segnaliamo la possibilità di effettuare il Tirocinio formativo previsto dal Master presso l’Associazione Tiziana Lemme – Maschile Femminile Neutro, per l’eliminazione delle discriminazioni linguistiche negli atti normativi e amministrativi

Quando

settembre - inizio ottobre 2018, il venerdì dalle 14 alle 19:30

Coordinatrici