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Comunicazione e media 2020

Indagine critica dei processi sociali della rappresentazione di genere e presentazione delle azioni in corso

Cosa

Il modulo ha i seguenti obiettivi:
1) fornire un inquadramento teorico essenziale delle principali tradizioni di ricerca nell’ambito di gender e media, dei temi e oggetti di studio più rappresentativi, sottolineando le relazioni tra tali tradizioni e il pensiero, la critica e le pratiche politiche (trans)femministe; 
2) promuovere la comprensione e l’analisi del rapporto tra identità di genere e rappresentazioni/consumi mediali e del ruolo dei media nel rafforzare disuguaglianze e discriminazioni basate sul genere; 
3) andare oltre una critica dell’esistente, elaborando,  attraverso il contributo di studiose/i e professioniste/i del settore, sguardi e altri e strumenti alternativi, che consentano agli studenti di produrre narrazioni/rappresentazioni non stereotipate ed efficaci in rapporto a forme mediali diverse. 
In tutti i casi, il principale oggetto di studio del modulo è la cultura mediale popolare, e la maggioranza dei casi empirici analizzati proviene dai media 
mainstream. I tre obiettivi sono comuni all’intero ciclo delle lezioni, benché ciascuno degli appuntamenti insista su uno o due di essi in particolare.

Quanto al 
primo obiettivo, nella prima lezione Elisa Giomi introdurrà i tratti essenziali della critica televisiva e mediale femminista di stampo culturalista e della critica cinematografica femminista, che saranno approfondite nel corso delle lezioni successive. Evidenzieremo la diversità di approcci teorici e metodologici che hanno segnato le due tradizioni, ma anche la diversità di sguardi e sensibilità nei confronti della cultura popolare e in particolare dei prodotti mediali rivolti a audience femminili. Mostreremo come tanto la critica televisiva quanto la critica cinematografica femminista (che esordiscono negli anni ’70), siano perlomeno inizialmente incentrate sul solo soggetto femminile e rilevino di una concezione ancora binaria del genere. Nel corso del decennio successivo la loro impostazione si arricchirà di sguardi crescentemente attenti a variabili come appartenenza etnica, classe, orientamento sessuale, età. Contribuirà a questo risultato anche lo sviluppo della Queer Theory e la sua applicazione allo studio dei media e della pop culture.
Proprio questo è il tema della Lectio Magistralis che sarà tenuta dal prof. Diego Semerene Costa (Oxford Brookes University, School of Arts), che illustrerà i tratti essenziali della Queer Theory e i principali contributi che l’hanno utilizzata per leggere testi e audience mediali. La critica cinematografica femminista sarà l’apparato teorico e concettuale utilizzato da Veronica Pravadelli (Università Roma Tre) e Ilaria De Pascalis (Università Roma Tre) nella seconda lezione. L’apporto della critica televisiva culturalista e della queer theory verrà ulteriormente analizzato nella terza lezione, a cura di Elisa Giomi (Università Roma Tre).

Il secondo obiettivo parte dal riconoscimento che i materiali simbolici forniti dai media (immagini, storie, valori, icone, ecc..) e le forme di interazione sociale che si sviluppano entro gli ambienti mediali (social network per primi) contengano precisi e rigidi modelli di femminilità, maschilità, orientamento sessuale. TV, web, cinema, giornali, pubblicità e video musicali offrono risorse nel processo attraverso cui tutte e tutti sviluppiamo la nostra identità di genere, imparando a vestirci, comportarci, e pensare noi stesse/i da uomini o donne, a relazionarci con persone del nostro e dell’altro sesso, oppure a fare tutto ciò in forme che scardinano il sistema binario del genere. Evidenzieremo come le rappresentazioni offerte dai media veicolino spesso un preciso “dover essere”, basato su precetti essenzialisti e eteronormativi, che aumentano la loro forza prescrittiva nel momento in cui si combinano ad altre variabili e potenziali fattori di discriminazione (come provenienza geografica, età, classe, abilità fisica). Sono dunque finalità comuni alle prime tre lezioni la decostruzione dei modelli di ruolo di genere e di relazione fra generi proposti dai media. Se l’intervento di Pravadelli avrà per oggetto, in particolare, le politiche identitarie e/nel cinema, quelli di De Pascalis e Giomi guarderanno a recenti esempi di serialità televisiva: personaggi e narrative saranno “messi alla prova” di una lettura intersezionale (De Pascalis), evidenziando in particolare gli usi retorici della rappresentazione di sessualità e orientamenti sessuali non eteronormativi (Giomi). 

Infine, il terzo obiettivo, di carattere maggiormente pratico, consiste nel superare la critica dell’esistente ed elaborare,  attraverso il contributo di professioniste del settore, narrazioni/rappresentazioni non stereotipate ed efficaci in rapporto a forme mediali diverse. Questo sarà il tema della quarta e ultima lezione ma anche dell’esercitazione finale prevista per questo modulo. Ai fini della lezione, il tema prescelto, attorno al quale “disfare” e “rifare” le narrazioni mediali, è quello della violenza di genere, che costituisce ideale punto di convergenza di molti dei nodi teorici affrontati nelle lezioni precedenti, nonché terreno di elezione per applicare gli strumenti e le categorie analitiche fornite. Il racconto della violenza (sessuale, fisica, psicologica, economica, ecc.) contro le donne e contro persone GLBTQIA, essendo agita in nome di logiche e “principi” propri di un ordine eteropatriarcale, poggia su un preciso immaginario di genere, che al contempo riproduce. 
La rappresentazione mediale di vittime/sopravvissut* e aggressori spesso (e altrettanto spesso in intenzionalmente o inconsapevolmente) può contribuire a sedimentare modelli “tossici” di genere e di relazioni tra i generi. Rappresentazioni tossiche di questo tipo sono rinvenibili in forme e contenuti mediali diversi – dalla pubblicità al cinema, passando per i social media – e nella seconda parte della terza lezione Francesca Lopez offrirà una paradigmatica dimostrazione di tali rappresentazioni attraverso il caso di studio della serialità televisiva. 
Nella lezione successiva, la quarta e ultima, la nostra attenzione si sposterà sul comparto del giornalismo mainstream, grazie al contributo di Elisabetta Stefanelli (caporedattrice Ansa Cultura) e Barbara Bonomi Romagnoli (freelance). Illustreremo alcune mistificazioni/misrappresentazioni comuni nel racconto giornalistico della violenza, e indicheremo quali siano invece le buone pratiche. Le une e le altre verranno contestualizzate alla luce delle peculiari caratteristiche di genere e formato, dei vincoli produttivi e di mercato, delle routine professionali che caratterizzano i settori mediali in esame (vincoli che dovranno essere tenuti in considerazione anche nella simulazione richiesta ai fini dell’esercitazione finale).

Mappa didattica – l’elenco delle docenti invitate e i temi in discussione (in preparazione.
Il calendario definitivo sarà pubblicato alla chiusura delle iscrizioni.
per un’idea dei contenuti, vedi anche il Modulo dell’edizione 2019

Descrizione modulo didattico

Quando

dal 25 settembre al 23 ottobre 2020, il venerdì dalle 14.30 alle 19.30