Cosa
Il modulo si focalizza sulla comunicazione mediatica nelle sue diverse forme, analizzando alcuni generi e formati mediali mainstream e indipendenti in un’ottica di genere, sottolineando il pensiero, la critica e le pratiche politiche transfemministe.
Si vuole dare conto sia dei prodotti mediatici “pop” sia della rappresentazione mediatica della violenza di genere e dei linguaggi sessisti e stereotipati, fino alla violenza mediatica e al lavoro invisibile di molte figure femminili nei media, dal cinema al giornalismo.
Analizzando la rappresentazione delle donne e dei corpi non conformi, della violenza di genere anche nei nuovi media come i social network, evidenzieremo come le rappresentazioni offerte veicolino spesso un preciso “dover essere”, basato su precetti essenzialisti e eteronormativi, che aumentano la loro forza prescrittiva nel momento in cui si combinano ad altre variabili e potenziali fattori di discriminazione (come provenienza geografica, età, classe, abilità fisica).
Il modulo cerca di andare oltre una critica dell’esistente, elaborando, attraverso il contributo di studiose/i e professioniste/i del settore, sguardi altri e strumenti alternativi che consentano alla classe di produrre narrazioni/rappresentazioni non stereotipate ed efficaci in rapporto a forme mediali diverse.
È possibile seguire le lezioni anche effettuando l’iscrizione al singolo modulo o iscrivendosi come uditrice.
Mappa didattica – i temi in discussione e le docenti invitate. Per un’idea dei contenuti vedi anche le edizioni precedenti all’interno della sezione Archivi
Lezione nel Modulo Lineamenti
28 febbraio – 9.30 /13.30
Linguaggi e corpi che (r)esistono – con Barbara Bonomi Romagnoli e Claudia Torrisi
La lezione affronta il tema dell’uso di linguaggi sessuati e non sessisti, delle carte deontologiche di chi lavora nel mondo dell’informazione in connessione anche ad altri strumenti normativi. Prendendo in considerazione la lingua come strumento di potere, affronteremo il tema delle “guerre culturali” e dell’appropriazione di parole e termini da parte di destre e movimenti reazionari per trasformarli in armi retoriche per polarizzare il dibattito pubblico e frenare l’avanzamento dei diritti. In questo contesto, l’utilizzo del linguaggio diventa pratica di resistenza.
25 settembre in presenza – 14.30 /19
Le rappresentazioni della violenza di genere e sulle donne nei media mainstream con Claudia Torrisi
Approfondimento sulla rappresentazione mediatica della violenza maschile, le narrazioni più comuni e le distorsioni che provocano. Attraverso strumenti come il Global Media Monitoring Project e altre ricerche, verrà analizzato il gender gap nei media, nonché la struttura stessa dell’industria che decide quali storie raccontare e come.
Violenza di genere nella pop culture: rappresentazioni letali e feticizzazione della morte con Francesca Lopez – on line
La narrazione popolare mainstream sembra strutturarsi attorno a un binomio persistente e apparentemente inscindibile: sesso e violenza. In particolare, la violenza di genere — e nella sua forma più estrema, letale — viene frequentemente messa in scena come elemento narrativo centrale, estetizzato e reso consumabile attraverso processi di feticizzazione, glamourizzazione e spettacolarizzazione della morte.Durante questa lezione, attraverso l’analisi di casi studio tratti dalla cultura pop contemporanea (cinema e serialità), indagheremo come tali rappresentazioni contribuiscano alla normalizzazione della violenza di genere, depoliticizzandola e sottraendola al suo contesto strutturale.
26 settembre 9.30 /13.30
Dalla radio degli Anni Settanta al cinema contemporaneo
Introduce Barbara Bonomi Romagnoli con un breve excursus sui fenomeni di movimenti dentro il mondo del cinema (dal MeToo ad Amleta in Italia) e alcuni esempi anche di radio femministe
Industria dei media: genere e lavoro con Miriam Tola
Dalle montatrici del cinema muto alle donne nella Silicon Valley degli anni Ottanta fino alle influencers e alle “fempreneurs” delle piattaforme digitali, una panoramica sul lavoro femminilizzato e razzializzato nell’industria dei media. Attraverso una serie di casi studio, parleremo di lavoro invisibilizzato, non retribuito, emozionale e aspirazionale.
2 ottobre – 14.30 /19
I media online e i nuovi strumenti
Introduce Claudia Torrisi su violenza di genere e misoginia online. Analizzeremo il linguaggio e le retoriche della “manosphere”, e il loro passaggio dagli angoli bui di Internet al mainstream.
Sì, il podcast è femminista con Angela Gennaro
Cosa significa fare un podcast femminista oggi? Dall’ideazione dei contenuti alla progettazione editoriale fino alle strategie di diffusione e distribuzione nei diversi ecosistemi mediatici. Quali sono le sfide, tra linguaggio e retoriche avverse dell’ambiente digitale mainstream.Partendo dall’esperienza de Il Notiziario in genere di Radio Bullets (a cura di Angela Gennaro), viaggio attraverso metodologie narrative, scelte stilistiche e obiettivi di comunità nei podcast femministi e transfemministi, mettendo in dialogo pratiche italiane con esperienze europee e internazionali. L’obiettivo è offrire strumenti critici e pratici per comprendere come i podcast possano essere utilizzati come spazi di produzione culturale e politica, capaci di dare voce a prospettive di genere e costruire reti di ascolto e partecipazione.
3 ottobre – 9.30 /13.30
Le donne nel giornalismo
Introduce Barbara Bonomi Romagnoli con un breve excursus sulle giornaliste che hanno fatto la differenza in Italia – da Camilla Cederna a Rossana Rossanda passando per Oriana Fallaci e Miriam Mafai.
Incontro con Asmae Duchan. Raccontare la guerra, tra censura, propaganda e sopravvivenza
Il contributo delle donne siriane giornaliste, fotografe e registe che hanno documentato e denunciato le atrocità di un Paese ancora in bilico.