Cosa
Magia e medicina: due termini che, nel mondo contemporaneo, evocano scenari antitetici, ma che possiamo mettere in dialogo non appena poniamo uno sguardo storico sul loro rapporto. Il modulo prova a ricucire questa dialettica dal punto di vista della storia delle donne, percorrendo le faglie maggiori di questo scontro epistemologico attraverso gli effetti politici che ha avuto sui corpi genderizzati.
Lungo la storia, il processo di esproprio dei saperi di guarigione da parte dell’èlite medica è andata di pari passo con la relega alle donne a ruoli di cura. Parallelamente, la protopsichiatria patriarcale sperimenta la scoperta delle malattie nervose sui corpi delle donne: un momento che sancisce definitivamente il rapporto di oggettificazione e marginalizzazione che il sapere medico instaura verso il corpo genderizzato.
Quali articolazioni deve prendere una rivendicazione politica sulla salute, a cavallo tra lotta per l’accesso alla salute e critica ai sistemi epistemologici e clinici della biomedicina? Come includere in questo ragionamento una critica al colonialismo estrattivista dell’industria farmaceutica, che ancora sussume le conoscenze erboristiche dei popoli nativi per mettere a profitto i saperi locali, alienandoli dal bagaglio di conoscenze magiche delle cosmologie native?
Per rispondere a queste domande, il modulo si sviluppa su un doppio binario: da un lato la riflessione teorica, dall’altra la pratica di laboratorio.
Nella parte teorica, inquadreremo teorie, concetti e discorsi per sviluppare un sapere critico su magia e medicina, con l’obiettivo di storicizzare questo rapporto dialettico. Solo da una prospettiva storica, infatti, possiamo comprendere a fondo la complessità dei fenomeni magici, slegandoli da immaginari new age. La prospettiva storico-antropologica permette di comprendere le modalità di costruzione del sapere della scienza biomedica, che, lungi da essere un percorso lineare di scoperta della natura, implica numerosi passaggi di traduzione, spesso influenzati da dinamiche specifiche e situate nel mondo materiale in cui ricerca e clinica si muovono.
Nella parte pratica, ci sporcheremo le mani, ognun* nel proprio laboratorio domestico: la cucina, riappropriandocene come laboratorio biochimico. Da luogo di reclusione e domesticizzazione delle figure femminili, la cucina diventa per noi spazio da risignificare con pratiche femministe di hacking che passano da pratiche di cura autogestite. In veste di biohacker, andremo a smontare tecnologie proprietarie come i test di gravidanza commerciali, a coltivare relazioni simbiontiche con organismi batterici, ad esplorare con tutti i nostri sensi le capacità dei nostri corpi, lavorando con la voce, il tatto ed il piacere… verso la liberazione delle nostre vite dai vincoli di mercato e dal gate-keeping tecnoscientifico.
MAPPA DIDATTICA
1 aprile – Introduzione nel modulo Tessiture
Introduzione alle tematiche trattate e alla metodologia didattica
Inquadramento teorico: magia, medicina e biohacking
11 settembre, sessione teorica
Introduzione storico-antropologica a concetti di magia, medicina e biohacking.
13 settembre, sessione pratica
Smontiamo un test di gravidanza! Sveliamone i meccanismi tecnopolitici, mettiamo le mani nella scatola nera di ciò che di solito ci è precluso.
Streghe, guaritrici, botaniche
18 settembre, sessione teorica
Strega è un termine polisemantico. A seconda di chi, quando o come lo usa, questa parola ha connotazioni molto diverse. Facciamo un’introduzione ai diversi archetipi a cui questo concetto ci conduce, a cavallo tra discipline e tradizioni di pensiero.
20 settembre, sessione pratica
Witches in the kitchen → avvicinamento a pratiche di biohacking domestico nelle proprie cucine (autoproduzione di lubrificanti con semi di lino) + laboratorio cyberherbolaria (come guarire i mali della tecnologia capitalista con le erbette?)
Dalla strega all’isterica: medicina e repressione
25 settembre, sessione teorica
La storia della medicina è anche una storia di violenza fisica e simbolica: dall’esproprio dei saperi alle donne subalterne, alla relega delle stesse a ruoli assistenziali di cura, alla sperimentazione clinica e diagnostica che collega la Gino-Psichiatria alla violenza medica oggi. Una lettura critica dell’apparato clinico dalla prospettiva della storia delle donne.
27 settembre, sessione pratica
Se nella parte teorica ci siamo concentrat3 sull’eredità di dolore, nella sessione pratica esploriamo immaginari di piacere → laboratorio di progettazione e prototipazione di sex toy queer casalinghi oppure laboratorio di medicina narrativa e autonarrazione sull’isteria a partire dalle foto di Charcot e le cartelle cliniche di donne recluse agli inizi del ‘900 negli opg (ospedali psichiatrici giudiziari) italiani
La sonnambula meravigliosa
2 ottobre, sessione teorica
A cavallo tra Sette e Ottocento, il mesmerismo è stato un momento di passaggio di testimone: un fenomeno tanto magico quanto scientifico, che si è dedicato soprattutto alla cura delle “malattie nervose femminili”.
4 ottobre, sessione pratica
Reasons why I hate my voice + PITCH di Giulia Deval, laboratori di autopercezione della voce: come modifichiamo l’utilizzo del pitch vocale a seconda della nostra socializzazione di genere?
Laboratorio di psicofavole ispirato dall’esperienza del collettivo napoletano Le Nemesiache con Giulia Damiani
Noi e le nostre microbe
9 ottobre, sessione teorica
Il mercato del microbiota si intreccia con quello del femtech nel trend crescente dell’avanguardia della personalizzazione della cura. La tecnologizzazione dei nostri microorganismi spesso opacizza e invisibilizza le pratiche dal basso e di medicina popolare che non riesce a ingurgitare e a modificare a propria immagine e somiglianza.
11 ottobre, sessione pratica
Coltura batterica DIY (do-it-yourself) per crescere microbiota intimo. Preparazione del medium e inoculazione batterica.